C’era una volta: la mia storia prima parte

Le origini

Ho iniziato a fotografare con un’Agfamatic 100 quando avevo 15 anni: 24 pose, due tempi di esposizione, nuvola e sole, poi quei magnifici flash a cubo da usare con parsimonia durante le gite. Essenziale nessun’altra impostazione ma che emozioni in quelle foto quadrate!

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La nave scuola russa

La mia prima reflex fu una Zenith ET con un 50mm: tutto completamente manuale ed infatti ho macinato non pochi rullini da 36 pose salvando inizialmente una manciata di foto, per la felicità del laboratorio di stampa! Pesante, spigolosa, spartana. Tenendola in mano provavo un sentimento misto tra la fede incondizionata ed il timore reverenziale. Ogni tanto capitava che accidentalmente si aprisse lo sportellino posteriore: terminate le imprecazioni per il rullino da buttare, mi rimaneva l’illusione che proprio tra quegli scatti forse ci sarebbe stata l’immagine di copertina del prossimo numero del National Geographic! Esperienza comunque utilissima e  didattica per capire cosa significa esposizione, tempo, diaframma, in pratica fotografare veramente. Ora ci giocano i miei bambini!

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2005 Anno Domini: la svolta

Passaggio finalmente a qualcosa più “moderno”: una Nikon D70 e li ho iniziato a fare sul serio! Dopo la scuola con la russissima Zenith mi sembrava di avere tra le mani un vero gioiello. Nel frattempo l’amore per la fotografia iniziava a farsi più concreto e la voglia di imparare quasi frenetica: corsi, libri, riviste, mostre,  non perdevo occasione per migliorare e sperimentare. Poi un giorno mi regalarono un libro di Henri Cartier-Bresson e fu l’inizio della mia dipendenza.

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Voglio vedere in bianco&nero!

Stregato dalle sue atmosfere, dalla magia del bianco e nero, dall’utilizzo della luce, dalla spontaneità dei soggetti,  decisi che quella era la mia strada. Di nuovo corsi, libri, riviste e voglia di imparare ma i risultati furono inizialmente deludenti anche per la resa della pellicola bianco nero sviluppata in laboratorio con C41: poco contrasto, dominanti, azzurrine o verdine. Comunque non mi diedi per vinto e continuai a provare capendo che dovevo cominciare a vedere in bianco e nero e che la foto doveva essere pensata in modo differente in quanto all’assenza di colore dovevo supplire con contrasti, chiaro scuri, luci e ombre. La naturale evoluzione della passione per il bianco e nero non poteva essere che l’acquisto di un ingranditore e l’allestimento di una camera oscura… In cantina: gelida d’inverno e tropicale in estate.

Fine prima parte

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